Vegetare? - Editoriale del n. 358 di Diorama

 Vegetare? - Editoriale del n. 358 di Diorama
Vegetare?

Sarebbe difficile pensare qualcosa di più emblematico
della condizione psicologica e culturale che la
nostra epoca sta sperimentando, e nel contempo di
più avvilente – se non ci si vuole spingere ad usare
lʼaggettivo «ripugnante» – degli spot che il governo
tedesco ha ideato per convincere i connazionali a
rispettare nel modo più rigido i provvedimenti di limitazione
della libertà di movimento imposti al fine di
circoscrivere i contagi da Covid-19.

 
Vegetare?

Sarebbe difficile pensare qualcosa di più emblematico
della condizione psicologica e culturale che la
nostra epoca sta sperimentando, e nel contempo di
più avvilente – se non ci si vuole spingere ad usare
lʼaggettivo «ripugnante» – degli spot che il governo
tedesco ha ideato per convincere i connazionali a
rispettare nel modo più rigido i provvedimenti di limitazione
della libertà di movimento imposti al fine di
circoscrivere i contagi da Covid-19. Nel primo di essi,
un ragazzo sui ventʼanni sprofondato nel divano di
casa, lattina di Coca cola in mano e patatine fritte a
portata di bocca, annega nella noia di una giornata
inutile. Nel secondo, il medesimo soggetto, ipotetico
studente di ingegneria alla Università di Chemnitz,
condivide la sua abulia con la ragazza; dal divano si
è passati al letto e ad allietare lʼinerzia questa volta
ci sono porzioni copiose di pollo fritto. Nel terzo, al
centro dellʼattenzione cʼè «Tobi il pigro», nullafacente
per scelta e autodefinizione, che passa il proprio
tempo davanti al computer mangiando ravioli
freddi in scatola perché non ha neppure la minima
voglia di scaldarli.Queste scene sono ambientate nel
«terribile» inverno del 2020 e ad accompagnarle cʼè,
oltre ad un suggestivo commentomusicale, il racconto
postumo degli invecchiati protagonisti, che vantano
soddisfatti lʼ"impresa" compiuta mezzo secolo
prima barricandosi in casa a non fare nulla e diventando
così – avendo evitato di diventare veicoli del
contagio – degli eroi. Parola, questʼultima, più volte
ripetuta (a Tobi sarebbe spettata addirittura una medaglia
per la sua esemplare astinenza dalla vita di
società) assieme ad altre nonmeno altisonanti, come
«fato», «dovere sociale», «destino della nazione» e
lʼormai onnipresente «nemico invisibile».
Non può certo stupire che il prodotto di questa fase
post-goebbelsiana dellʼapparato di propaganda bellica
della Germania abbia lasciato simultaneamente
incantati giornali come «Vanity Fair», «il Foglio» e
«La Repubblica», affiatati nel definirlo «geniale», né
che la sua ironia non proprio sottile sia stata lodata
dai pubblicitari italiani. Cosa può esserci di meglio,
in effetti, per descrivere il tipo di uomo (e donna, ça
va sans dire) ideale della Cosmopoli agognata dai
fautori dellʼideologia dei "diritti umani" di un consumatore
seriale di cibo-spazzatura docilmente pronto
ad obbedire al richiamo delle autorità democratiche
e dei mass media e a rinchiudersi senza reagire nel
più stretto e gregario individualismo, sostentandosi
magari con videochiamate, chat, serie di fiction su
qualche piattaformamultimediale e, perché no?, firme
virtuali di petizioni a sostegno di cause "di genere"
o "inclusive" disponibili sugli appositi siti?
Avanza anche così, sulle ali della paura istigata da
una incessante comunicazione ansiogena, quella
graduale trasmutazione antropologica che, in atto
da decenni, ha trovato nelle vicende epidemiche un

nuovo efficacissimo veicolo. La recisione dei legami
interpersonali è indicata infatti con sempre maggiore
enfasi e frequenza come lʼunico rimedio possibile al
replicarsi dei contagi da coronavirus, e cʼè chi arriva
a vedervi degli aspetti positivi. Non stupisce che fra
costoro si recluti Bill Gates, pronto a descrivere lo
scenario del mondo futuro con accenti non troppo
preoccupati: per un numero imprevedibile di anni, ci
dice, avremo quantomeno unʼatmosfera più pulita,
perché con un calo del cinquanta per cento dei viaggi
le emissioni di gas serra nellʼatmosfera si ridurranno
considerevolmente, anche se dovremo rassegnarci
ad avere pochi amici. Il telelavoro prospererà – e con
esso, si potrebbe aggiungere, lʼulteriore uso di prodotti
Microsoft – e i rapporti sociali si atrofizzeranno1.
La prospettiva non sembra suscitare eccessive inquietudini
né fra gli intellettuali mediatizzati, né fra
i politici, né fra gli scienziati.
Molti dei primi antepongono il «diritto alla salute» –
concetto del tutto insensato, che nessuno si sognerebbe
di contrapporre al sopravvenire di un infarto,
di unʼemorragia cerebrale o di una grave forma di
tumore, ben sapendo che nessun soggetto colpito
da patologie di quei tipi sarebbe in grado di esercitarlo,
e che andrebbe sostituito con il plausibile ed
auspicabile diritto alla cura – a qualunque timore di
sfaldamento del legame sociale.
Quasi tutti i secondi li seguono a ruota e pensano
esclusivamente a calmare le ovvie proteste delle categorie
produttive danneggiate dalle chiusure imposte
con sussidi a pioggia e in buona parte a fondo
perduto che saranno in futuro pagati con sostanziosi
aumenti di carichi fiscali, perché i deficit del bilancio
statale non potranno essere mantenuti in eterno.
Le conseguenze dellʼobbligato (e auspicato) «distanziamento
» fra i cittadini sulla capacità di tenuta del
tessuto sociale li lascia del tutto indifferenti.
Quanto infine agli esperti della materia medica, la
loro unilaterale convinzione che della vita conti assai
più la dimensione quantitativa della durata che
quella relativa alla qualità si esprime a ritmo quotidiano
nei modi più diversi e su tutti i palcoscenici
televisivi, radiofonici e della carta stampata. Si pensi,
per riassumere tutto in un solo esempio, ad Ilaria
Capua – gettonatissima virologa di formazione veterinaria
che, come ci fa sapere la sua più consultata
biografia in rete, alle elezioni politiche del 2013 è
stata candidata alla Camera dei deputati, nella circoscrizione
Veneto 1, come capolista di Scelta Civica
per lʼItalia (la lista di Mario Monti), venendo eletta
deputata della XVII Legislatura, dal 7 maggio 2013
al 20 luglio 2015 è stata vicepresidente della Commissione
Affari Sociali della Camera e «dopo il proscioglimento
nel corso del procedimento penale a
cui era stata sottoposta, ed in considerazione dei
danni causati alla propria vita personale da tale vi-

cenda, [ha] rassegna[to] le dimissioni dalla Camera
per trasferirsi in Florida e tornare ad occuparsi di ricerca
scientifica»2 – che, evidentemente convinta
dellʼinutilità, se non della "pericolosità" di teatri e cinema,
ha proposto, dando per scontato ed opportuno
che debbano rimanere chiusi per altri mesi o
anni, di trasformarli (ribattezzandoli addirittura Cine
Vax) prima in presidi per gestire le vaccinazioni anti-
Covid di massa, riempiendoli di congelatori a temperatura
di meno 70 gradi per conservare le fiale, e
poi «per il recupero delle vaccinazioni pediatriche che
sono saltate a causa dellʼemergenza»3.
A queste tre componenti fondamentali della classe
dirigente delle democrazie occidentali, cioè di quei
regimi politici che dovrebbero incarnare il migliore
dei modelli possibili di governo dei "paesi avanzati",
a causa della cecità indotta dal ferreo conformismo
allʼideologia del politicamente corretto, sfugge un
dato insradicabile della realtà, ovvero lʼineliminabilità
delrischio dallʼesistenza umana, tanto individuale
quanto collettiva. E lʼancor più dolorosa necessità di
accettarne la presenza.
Per millenni, la cultura dei popoli – di tutti i popoli
della Terra – si è rassegnata a questo dato di fatto,
lo ha collegato alla volontà imperscrutabile del Fato
e/o della divinità venerata e lo ha incorporato nei
sistemi di norme destinati a governare la vita delle
comunità. Lʼillusione prometeica tipica della modernità,
alimentata dai pregiudizi del razionalismo non
meno di quanto le epoche precedenti lo erano state
da quelli della magia, ha spinto taluni, non solo negli
ambienti scientifici, a credere che a questa legge
di natura sia possibile, se non doveroso, ribellarsi.
E che lʼesistenza individuale possa e debba essere
esentata dallʼalea dellʼimprevedibile e dellʼinatteso,
impermeabilizzata dai rovesci del Caso, tenuta sotto
controllo – securizzata, per dirla con la neolingua
oggi in voga – in ogni contesto. Con la conseguenza
di inseguire e celebrare un orizzonte ideale in cui
il vegetare si è sostituito al vivere.
Alle presenze corporee in stato vegetativo magnificate
dagli spot tedeschi è stato pertanto affidato il
messaggio del rifiuto del rischio interpretato come
un atto di eroismo. Un formidabile controsenso, che
spiega meglio di tante parole la sostanza profonda
dello spirito del tempo che stiamo vivendo.
Chi dissente da questa visione si vede ovviamente
affibbiare una patente di insensibilità, quando non di
follia. La vecchia figura dellʼuntore torna a stagliarsi
minacciosa nellʼimmaginario collettivo sullo sfondo
dei dibattiti che riempiono i talk shows, mentre lʼopinione
pubblica si spacca verticalmente, in tutti i paesi
colpiti dallʼepidemia, tra i terrorizzati che si rallegrano
del panorama spettrale di città desertificate
dal lockdown e vorrebbero vederlo rimanere tale e
quale perlomeno fino allʼepifania di un miracoloso
vaccino, e gli insofferenti del confinamento, che attendono
il minimo spiraglio normativo per rituffarsi
nei riti di massa dellʼaperitivo e dello struscio.


Allʼottusità del negazionismo – che qualcuno, esagerando
e scherzando un poʼ troppo con i dettami
della biologia, che già in passato hanno dato luogo
ad usi politici alquanto problematici, ha definito frutto
di «un processo mentale che non è tanto dissimile
da quello che accade in certe forme di demenza»4
– se ne è dunque affiancata una simile e contraria,
che istiga allʼincomprensione e al rifiuto delle ragioni
di coloro che, ad uno scenario di persistenti restrizioni
della libertà di movimento, di obblighi sine die
di indossare maschere chirurgiche, mantenere un
metro e ottanta di distanza dal prossimo ed evitare
"luoghi di socialità" ed incontri con familiari ed amici,
ne preferirebbero uno in cui, pur attenendosi temporaneamente
alle opportune misure di prudenza, il
rischio venga accettato e gradualmente reinserito
nellʼorizzonte della normalità.
La demonizzazione di questa scelta e lʼinsistenza
ansiogena sui presagi funesti – sul vaccino che non
funzionerà o avrà effetti limitati nel tempo, sulle mortifere
"terze ondate" in arrivo e così via – sortiranno
quasi certamente effetti opposti a quelli proclamati,
precipitando strati crescenti di popolazione in uno
stato di prostrazione psicologica difficilmente riassorbibile,
di cui si riscontrano già evidenti sintomi5.
Ma, a quanto pare, i dogmi ideologici che dominano
la scena culturale dei nostri giorni impediscono di
accettare qualunque atteggiamento nei confronti dell
ʼesistenza che possa apparire eccessivamente virile
– e dunque, nella traduzione banalizzante della vulgata
progressista, "maschilista". Vegetare, quindi, sta
diventando lʼimperativo categorico del Terzomillennio.
Non ci resta che sperare che, un giorno, un sussulto
collettivo di orgoglio di fronte ad un panorama così
deprimente possa trasformarsi in una seria, sacrosanta
reazione – e fare, nel nostro piccolo, tutto il
possibile perché ciò avvenga.
NOTE Marco Tarchi
1 Così Bill Gates in un podcast della serie « Bill Gates and Rashida
Jones Ask Big Questions» del 19 novembre 2020 ripreso da molte
testate giornalistiche italiane e internazionali. Cfr. il link https://www.
gatesnotes.com/podcas.
2 https://it.wikipedia.org/wiki/Ilaria_Capua, dove si legge fra lʼaltro
anche che «Ilaria Capua è sposata con lo scozzese Richard John
William Currie, manager alla Fort Dodge Animal Health di Aprilia,
attiva nella produzione veterinaria» e che «Il 4 aprile 2014, secondo
quanto scritto dal settimanale LʼEspresso, fu iscritta nel registro
degli indagati per associazione per delinquere finalizzata alla
commissione dei reati di corruzione, abuso dʼufficio e traffico illecito
di virus», accusa da cui nel luglio del 2016 fu prosciolta, nell
ʼinchiesta della procura di Verona, perché «il fatto non sussiste».
3 Si veda lʼintervista di Ilaria Capua sul «Corriere della sera» del
21 novembre 2020.
4 Così si è espresso il neuroscienziato Earl Miller, le cui tesi sono
state riprese in Italia da Barbara Gallavotti, «biologa e autrice di
Superquark» e da numerosi opinion makers, in testa lo scrittore
Sandro Veronesi. Cfr. gli echi sulla stampa italiana del 13 e 14 novembre
2020.
5 Cfr. Gianni Santucci, Lʼabisso del lockdown: tra lʼ8 marzo e il 4
maggio sono aumentati i tentativi di suicidio, in «Corriere della
sera», 19 novembre 2020, dove si cita uno studio dellʼospedale
Niguarda di Milano, il quale «mostra che nei 56 giorni di chiusura
sono triplicati in Rianimazione i ricoveri di persone che volevano
farla finita. Un disastro umano e di solitudine nascosto nella zona
dʼombra del disastro Covid».

(Marco Tarchi)

---------------------


Le formule di abbonamento a DIORAMA sono sei:

ciascuna vale per dieci numeri, qualunque sia la loro cadenza di uscita.
– Con 30 euro si sottoscrive un abbonamento ordinario che dà diritto, su esplicita richiesta,
a ricevere in dono il numero 57 della rivista Trasgressioni.

Versando cifre superiori, nellʼabbonamento sono compresi, oltre ai numeri della rivista, altri libri:
– Con 36 La Rivoluzione impossibile dalla Nuova Destra ai Campi Hobbit di Marco Tarchi
– Con 45 euro Italia populista di Marco Tarchi o Anatomia del populismo a cura di Marco Tarchi.

– Con 60 euro La ristampa integrale in volume de "La voce della fogna"
– Con 100 euro si sottoscrive un abbonamento sostenitore e si possono richiedere fino a quattro dei libri sopra indicati.
– Lʼabbonamento per lʼestero costa 50 euro.

Lʼimporto va versato sul conto corrente postale 14898506 intestato a Diorama Letterario,
Casella Postale 1.364, 50122 Firenze 7 o bonificato sull’IBAN IT72Y0760102800000014898506.
Quando lʼabbonamento è scaduto, il lettore trova nel fascicolo un foglietto che lo invita a rinnovarlo.
Lʼacquisto dei fascicoli arretrati della rivista

si effettua richiedendoli per lettera o via e-mail (mtdiorama@gmail.com).
Ognuno costa 4 euro. Sono al momento disponibili i numeri 273, 307, 313 e dal 336 al 349.
Possono essere acquistati in blocco al prezzo di 35 euro (invio raccomandato) con versamento in ccp.
I libri della cultura delle «nuove sintesi»

Democrazia, il problema di Alain de Benoist: la perorazione della causa di una democrazia post-liberale.
Un libro essenziale per il dibattito politico odierno, pp. 108, 17 euro.
Le idee a posto di Alain de Benoist: un catalogo di idee sullʼEuropa, sulla cultura, sulla morale, sulla tradizione,
sullʼordine, sulla differenza, sul liberalismo e su molti altri temi, pp. 303, 15 euro.
Al di là della destra e della sinistra di autori vari: il tentativo di spiegare, a più voci, le ragioni per cui nella nostra epoca le divisioni causate da conflittualità ormai esaurite non hanno più senso, pp. 246, 12 euro.
Sull’orlo del baratro di Alain de Benoist: unʼaggiornata riflessione sul "fallimento del sistema-denaro" che ha portato allʼodierna crisi, pp. 184, 10 euro.

Per acquistarli, versate lʼimporto + 4 euro di spese postali sul conto corrente postale n. 20468500
intestato a La Roccia di Erec, casella postale 1.292, 50122 Firenze 7.
DIORAMA LETTERARIO

Mensile di attualità culturali e metapolitiche
Redazione: Casella postale 1.292, 50122 Firenze.
Posta elettronica: mtdiorama@gmail.com
Indirizzo Internet: www.diorama.it
Conto Corrente Postale 14898506 – Conto Bancoposta: IBAN IT72Y0760102800000014898506
Spedizione in abbonamento postale – 45% art. 2, comma 20/B, Legge n° 662/96 – Filiale di Firenze
NUOVA SERIE – ANNO TRENTOTTESIMO – N° 3/4 – Marzo-Aprile 2017
Direttore responsabile: Marco Tarchi.
Autorizzazione del Tribunale di Firenze con decreto n. 2838 del 26.3.1980
Fotocomposizione e stampa: COLOR PRINT s.n.c.- Via B. Scala, 5/7 r – Firenze

CONDIVIDI SU FACEBOOK

Vegetare? - Editoriale del n. 358 di Diorama

Data: 1 dicembre 2020
Sezione:
Tematica: blog
Fonte: http://www.diorama.it
Autore testo: Marco Tarchi
Autore foto:


Per scrivere un commento devi registrarti al sito

ANCOR NESSUN COMMENTO DEI LETTORI

4